Le Borse recuperano terreno, ma l’economia Usa spaventa il mercato

Le Borse europee terminano la seduta in rialzo e recuperano terreno dopo il tonfo di ieri. Milano riduce i guadagni nel pomeriggio e chiude a  +0,29%, con Ferrari e Pirelli tra i titoli in evidenza. Positive anche le altre: Londra cresce dello 0,55%, Francoforte dello 0,21%. Controcorrente Parigi che cede lo 0,08%. In rialzo la chiusura di Wall Street: il Dow Jones sale dello 0,12% a 23.533,40 punti, il Nasdaq avanza dell’1,66% a 8.532,36 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,57% a 2.799,36 punti..

Il focus degli investitori, oltre alla tradizionale analisi sull’andamento dell’epidemia di Coronavirus, in graduale rallentamento in diversi Paesi, è puntato anche sui dati negativi arrivati dall’economia Usa: oggi le nuove richieste settimanali di sussidi si sono attestate a 5,24 milioni dopo i 6,61 milioni della settimana precedente. portando complessivamente a quota 22 milioni gli americani che hanno chiesto i sussidi nelle ultime 4 settimane.

Segnali che si aggiungono ai dati poco incoraggianti diffusi ieri, con la maxi frenata delle vendite al dettaglio, la produzione industriale calata a marzo del 5,4% – peggiore flessione dal 1946 –  e gli utili delle banche principali quasi dimezzati nel primo trimestre. Spunti che avevano già messo il freno anche alle Borse asiatiche, con Tokyo che si è fermata a -1,33%.

Giornata di alti e bassi per lo spread , mentre all’interno del governo si è aperta la discussione sul possibile utilizzo del Mes per finanziare le spese sanitarie legate all’emergenza. Il differenziale, che ieri aveva toccato già un picco di 245 punti, arriva in giornata anche sotto i 220 punti, complice anche le parole della presidente  della Bce Christine Lagarde secondo cui la Banca Centrale è ancora pronta a rimodulare i propri strumenti di intervento. Nel pomeriggio però lo spread torna a salire posizionandosi intorno a quota 235, non lontano dai livelli di chiusura di ieri. Tra le valute, l’euro  chiude in calo e passa di mano a 1,0844 dollari e 116,83 yen.

Sul fronte commodities si registra invece l’allarme lanciato dall’Opec che nel suo rapporto mensile si attende un crollo senza precedenti della domanda per il suo petrolio in quello che viene definito uno “shock storico, brutale ed estremo”. Spunti che hanno fatto azzerare i timidi guadagni registrati oggi dal greggio, che torna invece sotto quota 20 dollari, a 19,90 dollari al barile.

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