Lo sciacallo non è Ricciardi ma chi strumentalizza le vittime per silenziare le critiche

Ieri il parlamento ci ha fatto scoprire due cose importanti. La prima è che mentre si punta il dito contro la movida e i relativi assembramenti, in quel processo di criminalizzazione del cittadino che in realtà non è altro che una forma di deresponsabilizzazione della politica, quest’ultima si assembra senza problemi, come rivelano le immagini della bagarre scoppiata in aula. La seconda cosa che abbiamo scoperto è che in nome del rispetto per i morti la critica è stata di fatto derubricata a offesa e a meno che non si voglia compatire chi porta sulle spalle il peso politico della tragedia ed esprimergli condoglianze, i microfoni istituzionali devono restare spenti.

Lo sa bene l’onorevole del Movimento 5 stelle Riccardo Ricciardi, che è stato investito da un tornado bipartisan a seguito del suo intervento in aula contro il modello Lombardia, non digerito dai leghisti, ma anche dal ministro della salute Roberto Speranza, senza dimenticarsi di Enrico Mentana. Ricciardi è stato accusato di fare speculazione sui morti, mentre il leghista Giancarlo Giorgetti ha sbottato che “qui finisce male”. E in effetti è finita male, con tanto di rissa e microfono rotto.

Certo, Ricciardi non si è contraddistinto come campione di oratoria, né ha fatto un intervento equiparabile alle grandi inchieste giornalistiche uscite sul tema lombardo in queste settimane. C’è anche da dire che non aveva a disposizione delle ore, ma una manciata di minuti: la semplificazione era dunque d’obbligo. E in questi pochi minuti ha messo in fila tutto quello che già sapevamo, ma che non fa mai male ripetere. L’onorevole ha sottolineato la malagestione regionale per quanto riguarda le Rsa territoriali, che non è uno scoop pentastellato quanto piuttosto un problema acclarato, altrimenti non ci sarebbe un’inchiesta della magistratura in corso. Ha denunciato la questione dell’ospedale in Fiera, costato 26 milioni, inaugurato in pompa magna con aperitivi che neanche i navigli il sabato sera e poi già in procinto di chiudere dopo aver ospitato la bellezza di 25 pazienti. È vero che la sua edificazione è stata fatta su donazioni senza ricadere sulle tasche dei cittadini, ma l’uso più promozionale che altro che se ne è fatto lascia quanto meno perplesso.

Ricciardi ha poi ricordato i tagli cui è stata sottoposta la sanità pubblica lombarda, in quello schema formigoniano dove a prevalere deve essere il privato e dove la medicina territoriale, che mai come durante questa pandemia sarebbe servita, è stata bollata come obsoleta. Infine, l’esponente del Movimento 5 stelle ha fatto riferimento alle conferenze stampa dell’assessore Giulio Gallera, da oltre due mesi un vero e proprio comizio senza contraddittorio dove si sciorinano elogi alla gestione dell’emergenza smentiti ogni volta dai dati quotidiani su decessi e nuovi contagi.

Ecco cosa ha fatto Ricciardi in aula. Il tono a volte ironico e sarcastico ha sicuramente indebolito quanto stava dicendo, ma a livello di contenuti c’è poco da eccepire. Basta d’altronde aprire Google per scrivere modello Lombardia e si troverebbero fior fior di analisi che raccontano le stesse problematiche. Eppure l’onorevole è stato accusato di una cosa su tutte: sciacallaggio. C’è in effetti questa idea diffusa che vuole il silenzio come la miglior forma di rispetto per i morti di Covid-19. Che è certamente una pensata giusta se contrapposta a Matteo Renzi che mette in bocca a chi non c’è più il desiderio che si riapra tutto, ma che c’entra poco o nulla quando si critica una gestione dell’emergenza che – oggettivamente – non ha funzionato.

A non rispettare i morti non è chi sottolinea nelle istituzioni opportune gli errori che sono stati commessi e che hanno portato a questi stessi decessi, ma chi utilizza questi decessi come strumento di insonorizzazione delle critiche. La politica deve essere chiamata alla responsabilità e quando sbaglia deve risponderne. Invocare il silenzio come forma di solidarietà e cortesia per chi non c’è più, così da avere uno scudo dietro cui proteggersi, è il vero sciacallaggio.

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