È il momento che i ricchi diano ai poveri?

Il governo di centro-sinistra della Spagna, guidato da Psoe e Podemos, ha lanciato un segnale. In uno dei momenti più difficili della storia del paese, con la seconda ondata di Covid-19 che ha raggiunto nuovi picchi e l’economia che mentre si lecca le ferite del primo lockdown deve far fronte a nuove imminenti chiusure, occorre ripensare il modo in cui restare a galla. L’austerità, vecchia ricetta con cui far quadrare i conti e da sempre sponsorizzata dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali, non può essere più la sola soluzione, perché spremere chi già è spremuto dalla crisi in corso non farà altro che accelerare la discesa verso il baratro. Al contrario, serve un sacrificio maggiore da parte di chi se lo può permettere, ovvero i super ricchi e le grandi società.

 

Immagine IPA

 

Con il pacchetto annunciato ieri il governo spagnolo vuole accrescere, e di molto, il suo sostegno finanziario al paese. L’obiettivo del pacchetto anti-crisi è quello di potenziare i servizi sociali in modo che si riesca da una parte a tenere testa alla pandemia, dall’altra a offrire alla popolazione più in difficoltà i mezzi per sopravvivere economicamente. I fondi destinati alla sanità saranno tre miliardi, +150% rispetto all’anno scorso, la ricerca scientifica avrà un 80% in più di risorse, il diritto alla casa sarà sostenuto con finanze quattro volte superiori al passato, mentre all’educazione saranno destinati un 70% in più di fondi. Maggiori fondi saranno poi destinati al lavoro, al turismo, alla transizione ecologica, alle pmi e agli investimenti infrastrutturali.

Le nuove misure anti-crisi del governo spagnolo si caratterizzano per il principio, a un livello soprattutto teorico più che concreto, di togliere ai ricchi per dare ai poveri, in quello che vuole essere il preludio di un grande progetto di redistribuzione della ricchezza in una fase di sofferenza collettiva. Per ottenere le risorse necessarie, la tassazione sui redditi da lavoro superiori ai 300mila euro verrà aumentata del 2%, mentre il prelievo sui redditi da capitale che superano i 200 mila euro sarà accresciuto del 3%. Oltre a questo, verrà introdotta una sorta di mini-patrimoniale, con un prelievo dell’1% sui patrimoni che superano i 10 milioni di euro. A essere colpite con più prelievi, poi, saranno le grandi società che si caratterizzano per schemi di elusione fiscale. Insomma, nel nuovo pacchetto il rafforzamento del welfare state spagnolo, e più in generale il sostegno all’economia, fonderanno le loro basi su una richiesta di maggiori sacrifici economici ai ricchi, perché si mettano a disposizione di un paese in difficoltà e lo aiutino a risalire.

Il vicepremier Pablo Iglesias l’ha chiamata giustizia sociale, un modo con cui garantire maggiore equità nel paese. Certamente, quello spagnolo è un pacchetto politico prima ancora che economico. Non si sa ancora quali flussi produrranno queste misure per le casse spagnole, ma come sottolinea El Pais, solo 112.000 contribuenti, lo 0,5%, dichiarano redditi superiori ai 100.000mila euro. Per come è stata concepita, non sarà insomma la mini-patrimoniale a risollevare il paese dalla crisi, in quella che rischia di assumere le sembianze di una misura più che altro populista. Non tanto per il concetto, sacrosanto, ma per la sua forza redistributiva, che funziona solo a parole e poi nei fatti si rivela irrisoria. 

Al di là dei limiti, comunque, quanto annunciato in Spagna è un coraggioso tentativo di andare oltre ai dogmi economici a cui eravamo abituati. Un esempio che certamente verrà preso in considerazione anche negli altri paesi europei in preda alla crisi economica: in Belgio il premier Alexander De Croo ha sottolineato come sia “giusto chiedere un piccolo sforzo economico a chi può permettersi di farlo”. In un mondo in cui le disuguaglianze economiche continuano ad aumentare e la forbice tra il cosiddetto 1% e il resto della popolazione si amplia, parlare di misure che riducano questo divario, tanto più in tempi di crisi come quelli attuali, non può essere un tabù. 

Come sottolinea l’economista Thomas Piketty (che alla luce di questo propone una tassa globale sulla ricchezza), chi negli ultimi 30 anni ha accumulato molto capitale, in proporzione ha pagato molte meno tasse di chi non lo ha fatto. Il tasso di rendimento del capitale è ormai da decenni superiore al tasso di crescita delle economie e ci troviamo quindi un una spirale in cui i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Una spirale amplificata dalla tragedia che stiamo vivendo in questi giorni, su cui intervenire – come ha fatto la Spagna – non deve essere tabù. Perché si riesca realmente a cambiare lo stato delle cose, però, è importante discostarsi dall’impronta populista di misure di questo tipo, quella più attenta ai proclami che non alla reale efficacia degli stessi una volta messi in pratica. La Spagna ha offerto un cambio di paradigma importante, ma in fin dei conti solo a livello teorico: se si vorrà avere vera distribuzione, serviranno misure più incisive.

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