Anche i collezionisti d’arte si sono abituati a comprare nelle aste online

(foto: preview di un’asta online, Lempertz)

Per un collezionista vedere dal vivo un’opera d’arte è un’esperienza difficilmente sostituibile. Eppure, grazie al digitale, le case d’aste sembrano esserci riuscite in un’impresa senza precedenti. Se prima della pandemia, i canali online erano solo un’opzione, con l’avvento del lockdown sono diventati la via tramite la quale il mercato dell’arte si è reinventato. Una digitalizzazione, quella spinta da Covid-19, che ha cambiato l’esperienza di acquisto delle opere, ne ha democratizzato l’accesso e, tramite le aste online, ha ampliato la platea.

A tradurre questo scenario in numeri c’è un report, Lo stato dell’arte ai tempi del Covid-19, di Deloitte Private, che fa un focus proprio sul mercato dell’arte e dei beni da collezione sottolineando un miglioramento della digitalizzazione del settore artistico-culturale, soprattutto per quanto riguarda la compravendita. Fra flessibilità e incertezza, l’utilità degli strumenti online nell’acquisto di opere d’arte è cresciuta notevolmente. Non è un caso se l’83% dei partecipanti allo studio ha attribuito media (46%) o elevata (37%) efficacia alle piattaforme virtuali. Di conseguenza, la percentuale di chi ha decretato la scarsa efficacia dei canali e degli strumenti online è diminuita passando dal 29% al 17%.

Passato e futuro

Dall’Europa al mondo, il mantra del digitale ha riguardato tutti. “Per le aste il 2020 è stato un anno rivoluzionario nel corso del quale Christie’s ha ripensato la propria strategia globale, concentrandosi in particolare sul fronte dell’innovazione e delle tecnologie digitali”, commenta a Wired Cristiano De Lorenzo, direttore generale di Christie’s Italia. “Le case d’asta hanno iniziato da tempo il loro percorso verso la digitalizzazione. È un processo necessario. C’è da dire che chi ha iniziato prima si è trovato meglio equipaggiato per affrontare le sfide dettate dalla pandemia”, spiega invece Henrik Hanstein, presidente della Federazione europea delle case d’aste e amministratore delegato di Lempertz, nota casa d’asta tedesca.

Secondo Deloitte, a compensare il calo dovuto a Covid-19, è stata proprio la crescita di vendite online, che hanno conosciuto un incremento del 204,8%. “Il trasferirsi in rete, all’inizio, ha sicuramente costituito una forma di sopravvivenza per gli operatori del mercato dell’arte. Ma il ritorno alla normalità è ancora lontano e questa condizione potrebbe ulteriormente spingere la digitalizzazione di questo mondo”, ha spiegato Barbara Tagliaferri, coordinatrice Arte & finanza di Deloitte Italia presentando lo studio.

Servizio di preview a 360 gradi (foto: Lempertz)

Esempi dell’implementazione di tecnologie in nuove iniziative di certo non mancano: c’è il caso della britannica Bohnams che effettua valutazioni virtuali in remoto e ha creato il portale digitale Selling Hub per valutazioni preliminari oppure la viennese Dorotheum che ha una sezione del sito esclusivamente dedicata alle aste online. Nel caso di Lempertz, presente in Italia con l’ufficio di Milano, l’anno della pandemia ha coinciso anche con un importante anniversario: i 175 anni di attività dalla nascita. “La vera novità per noi è stata il tour virtuale – prosegue Hanstein –. Grazie alla prototipazione in 3D abbiamo ricreato gli spazi in cui sono esposte le collezioni per offrire al cliente un’esperienza reale. Navigando tra una sala e l’altra e cliccando sull’opera è possibile leggerne tutti i dettagli”.

Christie’s, invece, che è attiva in Italia dal 1958 ha una lunga storia di vendite online. Tuttavia, complice la pandemia, “sono stati implementati nuove sezioni e strumenti che oggi permettono di esplorare i lotti di ciascuna delle nostre vendite in modo eccezionale, creando esposizioni virtuali e offrendo, per le aste più importanti, la possibilità di ‘provare’ un’opera d’arte in casa propria tramite la nostra app”, spiega De Lorenzo. In Italia, a Milano, è stata organizzata una prima asta interamente online lo scorso luglio e il prossimo 22 aprile ne verrà lanciata un’altra. La casa d’aste internazionale, fra l’altro, è stata la prima a consentire alla propria clientela di presentare offerte in asta per telefono – la prima volta nel 1987 per la vendita dei famosi girasoli di Van Gogh – e poi online tramite il sistema Christie’s Live, dal 2007.

Un’aste online senza pubblico in sala (foto: Christie’s)

Tuttavia, anche nel caso di Lempertz la fruizione delle aste da remoto è un servizio attivo già da prima della pandemia. “Abbiamo potenziato la vendita online appoggiandoci su vari portali e non solo sul nostro. I clienti e collezionisti tendono però a preferire i portali interni”, sottolinea Hanstein: “Così abbiamo venduto l’80% delle opere in asta online o al telefono”. Lempertz, fra l’altro, ha da poco inaugurato un nuovo sito, con più contenuti e con la possibilità di visitare le preview a 360 gradi, entrando nelle sale d ́aste e immergendosi totalmente nell ́atmosfera dell’asta. Non solo, fra le novità future, sostiene l’ad, ci saranno cataloghi saranno sempre più digitali e diminuiranno gli stampati in alta risoluzione.

Un mercato (online) reattivo

Nonostante le innovazioni, è inutile negare il contraccolpo economico della pandemia. Ma vedendo il bicchiere mezzo pieno, il digitale è riuscito almeno ad attutire l’impatto. Nel 2020 Christie’s ha visto una decrescita del 25% rispetto all’anno precedente, numero da inquadrare a fronte di altri dati. “La domanda è rimasta forte e moltissimi collezionisti italiani e internazionali ci hanno contattato con richieste specifiche che sono state soddisfatte in trattativa privata per un totale record di 1.3 miliardi di dollari per questo canale di vendita, ovvero il 57% in più rispetto al 2019”, sottolinea De Lorenzo. Proprio anche grazie alle aste online ci sono state delle entrate, aggiunge: “Siamo stati sorpresi dalla straordinaria partecipazione dei nostri clienti, a prescindere da geografie e fasce d’età. Infatti, facendo di necessità virtù, anche la clientela più anziana o restia all’utilizzo delle recenti tecnologie, ha dovuto abituarsi a nuovi sistemi e modalità. Risultato: una crescita del 262% per un totale di 311 milioni”.

I top lot delle aste online only (fonte: Deloitte)

Nonostante le evidenti difficoltà, anche per Lempertz l’inizio del 2020 è stato però segnato da successi che hanno portato a un fatturato totale per la prima parte dell’anno di 21,7 milioni di euro. “Il mercato dell’arte ha risposto bene all’impatto del coronavirus e ci viene chiesto più volte quale sia la ragione di ciò. Una fuga verso beni tangibili? Di certo le tecnologie sempre più diffuse hanno reso più familiari gli acquisti online”, sostiene l’ad di Lempertz. Non a caso proprio online è stato venduto La fillette au brasero della collezione Bischoff, dipinto notturno e capolavoro di George de La Tour a 4,3 milioni di euro. Ma vendere online, ricorda l’esperto, comporta anche qualche rischio: “In Europa esiste una direttiva che regola gli acquisti a distanza: tutto può essere restituito entro 14 giorni”.

La tecnologia, nell’arte

Insomma, anche nel caso delle case d’aste il futuro, complice la tecnologia, sembra ibrido. A inizio 2021, Christie’s si è mossa con l’innovativa vendita “ibrida” intitolata One: A Global Sale of the 20th Century, durante la quale, per la prima volta nella storia, quattro diversi banditori erano collegati contemporaneamente in diretta streaming dalle sale d’asta di Hong Kong, Parigi, Londra e New York. “In quella che è stata definita una staffetta digitale, sono state aggiudicate 80 importanti opere d’arte per oltre 419 milioni di dollari sotto gli occhi di oltre 20.000 spettatori online”, ricorda il direttore italiano.

Perché se c’è un vantaggio tecnologico è sicuramente l’accessibilità da ogni parte del mondo. Questo consente anche a chi solitamente aveva un mercato limitato di ottenere una visibilità globale e immediata. “Sfruttando il potenziale della tecnologia, che è capace di abbattere le barriere spaziali, è molto più facile cercare e trovare qualcosa di speciale. Quindi sarà un elemento indispensabile per guardare ai mercati esteri”, specifica Hanstein.

Beeple – Everydays (courtesy: Christie’s)

Ma se è vero che l’arte si vende con la tecnologia, c’è un’altra tendenza in atto dentro le case d’aste: la tecnologia che, in un certo senso, si fa arte. Christie’s, ad esempio, nel 2020 ha organizzato la vendita di un’opera in realtà virtuale creata da Marina Abramovic, primo esempio di blockchain in asta, mentre lo scorso 11 marzo con un Nft (Non fungible token) un’opera dell’artista Beeple è stata offerta online con un prezzo iniziale di 100 dollari arrivando a raggiungere la cifra astronomica di quasi 70 milioni di dollari. Se c’è una cosa certa è che nel post-Covid questo mercato difficilmente tornerà uguale a prima.

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